Crisi di Sanità

Crisi di Sanità

Crisi di Sanità

A La Spezia si manifestano nuovamente i segni di un prossimo disegno insensato nella sanità pubblica: per motivi ancora non chiariti si rescinde il contratto con il gruppo Pessina, impegnato nella costruzione del nuovo ospedale, da cui nasce una causa di incerta chiusura con l’evidente rischio per l’ASL 5, ovvero la Regione e alla fine tutti noi a pagare pesanti oneri di danni, per poi procedere alla privatizzazione del nuovo polo ospedaliero.

Un vero modello sanitario fallimentare

In pratica il Presidente Toti e i due comuni di La Spezia e Sarzana rinunciano al finanziamento statale di 178 milioni in conto capitale, per spalmarli in tutta la Regione ed in cambio si decide di far costruire il nuovo ospedale ad un privato, che costruirà la nuova struttura cedendola poi in “leasing” alla ASL 5 e riservandosi per trent’anni la gestione dei servizi alberghieri, non sanitari.A questo punto la ASL 5, ovvero la Regione, ovvero tutti noi, ci troviamo a pagare due volte l’ospedale, ed anche in modo estremamente pesante:
a) Il canone annuale di leasing, di cui è ancora incerta la durata di anni di pagamento;
b) I servizi alberghieri al medesimo soggetto per almeno trent’anni.

Qui per inciso, volendo sperare che la causa, con il gruppo Pessina, non comporti rallentamenti alla fase di edificazione dell’ospedale, evidentemente la ASL 5 avrà le “mani legate” poiché anche qualora dovesse contestare i servizi di mensa o alberghieri in genere, non potrà praticamente mai rescindere definitivamente il contratto, anzi, sarà sempre legata al costruttore dal contratto di leasing.
Tutto ciò, ovviamente va contro ogni principio di rotazione degli appalti, di buona amministrazione, di ciò che è alla base del Codice dei Contratti e delle direttive comunitarie.
Noi, di Europa Verde, crediamo che questa nuova situazione palesemente assurda, vada a fare il paio con quella degli OSS, che dovrebbero essere assunti dall’ASL ma che rischiano per un concorso per molti versi incomprensibile a detta delle organizzazioni sindacali di rimanere definitivamente a casa.
Questo è il quadro della sanità nell’estremo Levante della nostra Regione, dove Toti porta avanti un modello sanitario palesemente fallimentare ma che soprattutto punta tutto sulla “spedalizzazione”. Oggi sarebbe opportuno ritornare alla prevenzione primaria e quindi ad una medicina, che guardi ad intervenire sulle cause che possono scatenare epidemie o le più gravi malattie.
Vi è l’esigenza di case per la salute, ove si possa ricorrere a cure di tipo ambulatoriale e a servizi centralizzati, o a day hospital e soprattutto di una medicina, che arrivi nelle aree interne, cercando di curare le persone a casa propria, ricorrendo, ove possibile, a forme di ospedalizzazione domiciliare.
A questi servizi si deve accompagnare una nuova Intesa fra la Regione e lo Stato, poiché l’ospedale di La Spezia è un urgente necessità e non si può sempre sperare nella “mano miracolosa” del privato costruttore.

Europa Verde Liguria